IT / ENG

Un amore felice

Di un amore felice godono gli amanti, di un amore infelice gode spesso il resto del mondo. Perché il possesso appaga, mentre una passione inquieta e bruciante spinge gli spiriti migliori a scolpire il desiderio in qualcosa che resti. A metà del Cinquecento, a Modena, un marchese Castelvetri si innamorò di una marchesina Molza. Ma non solo veronesi erano gli amori contrastati: così un impedimento trascurato dalle cronache non permise la sospirata unione. Il Castelvetri, per poter guardare meglio i luoghi dell’innamorata, fece erigere davanti all’abitazione di lei un singolare palazzo con due grandi torrioni sulla facciata. Chissà se la marchesina si sentiva osservata. Abitava sulla bella sponda del fiume Panaro, in quel palazzo che oggi è Villa Cavazza, allora appartenente alla famiglia Molza. Un secolo più tardi, finalmente, il sogno d’amore si concretizza: una Molza sposa un Castelvetri portando in dote la villa. Si univano così le proprietà e anche i due amanti…… nelle persone però dei nipoti. A distanza di secoli la Villa pare una sorta di simbolica rivalsa sulla lunga attesa di un matrimonio.

Vita, Vite e Vino

A Villa Cavazza, al terzo e quarto piano, è stata allestita una mostra, visitabile su appuntamento, in collaborazione con il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena. Si è così rinnovato quel sodalizio fra pubblico e privato già concretizzato una prima volta con la mostra The art of Winemaking, organizzata insieme all’Istituto Italiano di Cultura nel 2001 al Craft and Folk Art Museum di Los Angeles.

Vengono riproposti alcuni temi già affrontati nella mostra precedente e per presentarla si possono citare le parole della dott.ssa Ilaria Pulini, Responsabile del Museo Civico Archeologico di Modena, che ricorda “…..tante tradizioni che permangono alla base della nostra cultura e, tra l’altro, anche della nostra apprezzata produzione culinaria e vinicola, che non sarebbero tali se non avessero il sapore della storia.”

La mostra consente di cogliere alcuni aspetti legati alla produzione e tradizione del vino nelle terre che costituivano il Ducato Estense, aspetti che sono rimasti pressochè immutati nei secoli sino ai primi anni del ‘900.

Gli oggetti con cui è allestita l’esposizione, in parte provenienti dalle raccolte comunali di Villa Sorra a Gaggio di Piano e in parte da Villa Cavazza, sono gli attrezzi per la coltivazione della vite e per la vinificazione e insieme sono una testimonianza del lavoro dell’uomo e del suo legame con l’ambiente. Si rinnova anche curiosamente in questo modo un legame storico con Villa Sorra, che fu proprietà della famiglia Cavazza, dall’inizio dell’ Ottocento e fino ai primi anni del Novecento, epoca in cui fu donata, assieme ad una grande azienda agricola, alla Curia Arcivescovile di Modena e Nonantola per costituire l’Opera Pia Cavazza.

E’ con grande piacere che la proprietà di Villa Cavazza ospita questa mostra, rinnovando la passione familiare per la vite, il vino e l’aceto balsamico, passione che ha avuto nell’antenato Francesco Aggazzotti il suo più illustre rappresentante. Questa iniziativa museale rappresenta un contributo alla conoscenza ed alla conservazione della memoria di quelle tradizioni che rendono famosa Modena e il suo territorio in tutto il mondo.

Aromi Ducali - L’acetaia dell’avvocato Francesco Aggazzotti

Il 22 dicembre 1796, in seguito all’invasione dell’armata francese nel ducato di Modena, iniziava la vendita all’asta dell’aceto balsamico di Casa d’Este, prodotto rinomatissimo, già oggetto di doni principeschi e conservato nei barili del torrione lato sud del Palazzo Ducale.

La ricca borghesia locale non si lasciò sfuggire l’opportunità e, fra gli acquirenti, furono gli Aggazzotti, come ricorda la Gazzetta di Modena in data 25 giugno 1862. In effetti 65 anni dopo l’aceto balsamico di proprietà Aggazzotti esce dalle grandi profumate soffitte e sale alla ribalta conquistando una fama che travalica i confini municipali.

L’occasione è offerta dalla prima Esposizione Italiana, organizzata a Firenze nel 1861, alla quale partecipa, insieme ad altri modenesi, Francesco Aggazzotti (1811-1890), personalità di straordinario carisma che il pittore Adeodato Malatesta ritrasse con solida imponenza.

L’esposizione fiorentina lo gratifica di ben tre medaglie, una delle quali “per aceto balsamico di anni 150 proveniente dall’acetaia della Casa d’Este”.

E’ questa “denominazione di origine” a conferirgli il prestigio maggiore tra gli altri campioni di aceto modenese pur antichi ed eccellenti presentati alla mostra del 1861. Non solo, ma l’avv. Francesco Aggazzotti acquisisce un’accreditata esperienza in fatto di uve e vinificazione, come dimostrano le varie sue pubblicazioni in materia negli anni sessanta del XIX secolo, e soprattutto in merito all’aceto balsamico. Più volte infatti viene consultato sulle modalità con cui ottenere il prodotto secondo la consuetudine modenese e i suoi scritti assumono la valenza di manuali-modello atti a tramandare, codificandola, la tradizione.

Così è, ad esempio, quando l’enologo piemontese Ottavio Ottavi gli chiede come condurre un’acetaia di balsamico e la sua risposta, come è stato notato, rappresenta una sorta di “Magna Charta”, peraltro pubblicata dall’Autore stesso con contenuto sostanzialmente simile nell’edizione Dell’Aceto Balsamico Modenase del 1862. Oppure quando egli indirizza a Pio Fabriani il non meno famoso manoscritto “Metodo per fare l’Aceto Modenese”, anch’esso cardine dell’antica prassi tramandata lungo le generazioni, sul quale si è impostata l’operosità di parecchie acetaie familiari.

L’acetaia di Francesco Aggazzotti, trasmessa con tutte le sue “botti e bottiglie ” per asse  ereditario al primogenito Luigi e da questo ai discendenti, evidenzia tuttora  vitalità e qualità di altissimo livello, grazie anche alle attente cure che la famiglia gli ha dedicato e continua dedicarle conservandola tra le storiche mura di Villa Cavazza alla Corte della Quadra.

Villa Cavazza - Corte della Quadra © 2013 - Via Gorghetto, 92/100 - Tel. (+39) 059 901150 - Fax (+39) 059 801058 - info@villacavazza.it